Ecco finalmente nel mio i-pod le sedici nuove canzoni che compongono “Circus” il sesto studio album della principessa del pop (se si escludono il greatest hits e l’album di remix) , un album pieno di ambizioni: celebrare i dieci anni di carriera della cantante e gli oltre 65 milioni di album venduti in tutto il mondo, riportare la cantante agli antichi splendori, dopo la parentesi buia della “Blackout era” (anche se quest’ultima è stata un’era lucentissima per quanto riguarda la sua musica) . In generale, se vogliamo fare dei paragoni con i precedenti lavori della Spears, questo è sicuramente uno dei migliori, ma non regge il confronto con quello che è stato Blackout, ossia un raccoglitore di produzioni, sound e ritmi che lo rendono, a parer mio, il suo lavoro migliore.
Anche in questo caso, comunque, le produzioni sono di tutto rispetto, Bloodshy e Avant, Danja, Max Martin, Dr. Luke, e le sonorità create per la Spears sono molto originali.
La tracklist si apre con “Womanizer” la smash hit tormentosa che apre le danze, si è dimostrato un eccellente singolo apripista, ha fatto il suo compito, quello di sfondare le classifiche e riportare gli occhi del mondo alla sua attenzione. Credo però che il vero e proprio botto in termine di vendite arriverà con “Circus” , secondo singolo estratto, perfetto per accompagnare l’uscita dell’album e quindi trascinare le vendite di quest’ultimo. Spero che venga fuori un bel video, coreografato e pieno di effetti che sfruttino la tematica circense che ben si addice secondo me alla Spears.
“Out from under” lo prevedo come terzo singolo, ritorno alla slow song che non accadeva da “In the zone” . Buona produzione, in cui si riscopre la voce della Spears, debole ma dal timbro particolare. Danja produce invece “Kill the light” , che ci riporta al sound hippoparo di Blackout, cosi come “Mannequin” , una buona traccia dove però il sound appare troppo forzato e la voce passa nuovamente in secondo piano. Ottime possibilità di diventare singolo le ha anche “Shattered glass” , sonorità dance e ottimo riscontro nel dancefloor, perfetta nei live da ballare e dimostrare che le capacità non sono andate via. “If you seek Amy” è tormentosa, ed ha un testo molto stupido! E’ comunque un ottima traccia, dalle sonorità futuristiche. La seconda slow del cd è “Unusual you” , meno diretta della prima, ma dopo vari ascolti secondo me migliore. “Mmm Papi” e “Lace and leather” le trovo di poco spessore, mentre trovo valide due tra le bonus track: “Amnesia” e “Phonography” .
In sintesi un album di pop molto buono, ben prodotto e curato, è sempre un piacere ascoltare questi lavori, perché benche manchino di “voce” e talento da parte della cantante, abbondano di sonorità all’avanguardia. Acquisto consigliato!
Categorie: Recensioni
Tag: britney spears, circus, recensione
Autore: mozart87
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Non concordo per nulla sul fatto che la voce di Britney sia debole, e molte delle tracks (incluse “If U Seek Amy” e “My Baby”
confermano quello che dico. Semplicemente, è una cantante che, pur avendo dimostrato varie volte in passato (anche prima di incidere dischi e diventare famosa) di poter cantare con potenza, preferisce usare la voce in modo un po’ diverso dalla massa di sedicenti “ugole d’oro”, che spesso fanno solo tanta ginnastica vocale che si riduce ad una sparata di urla senza alcun sentimento. La voce di Britney, invece, è una delle poche voci melodiose, incantevoli, capaci di trasmettere emozioni e di far arrivare all’ascoltatore qualsiasi emozione lei canti. Ascoltandola si può provare davvero quello che lei ha provato cantando quelle parole.
Non sono neppure d’accordo sul fatto del sound “creato” per lei. Intanto, è autrice di alcune delle canzoni (e di una valanga di canzoni che sono state registrate, ma non sono poi entrate nella tracklist dell’album). E poi anche nei brani non scritti da lei, oltre a mettere la personalità e la voce (a dare quindi un cuore alla canzone), lavora sempre a stretto contatto con i produttori nel plasmare il sound (oltre all’interpretazione, ovviamente).
Infine, non sono per nulla d’accordo sul fatto che questi lavori (ma poi questi quali? non si sta parlando di un solo album? quale nuova generalizzazione si vuole fare qui?) manchino di voce e di talento, per la ragioni ben espresse sopra. Se Britney non avesse voce e non avesse talento, non avrebbe venduto 85 milioni di dischi nel mondo (non 60 e rotti, come erroneamente riportato). Di sicuro, non ha venduto tutti questi dischi per il look, per i video e per le coreografie eseguite.
Ma quando si parla di voce e di talento con riferimento a una cantante, purtroppo si sottintende che una cantante ha voce e talento solo se spara acuti e ci dà dentro alla grande in potenza vocale (stile Christina Aguilera, Céline Dion, Mariah Carey, Leona Lewis & co.). Questo perchè ormai ci si è dimenticati che cantare non vuol dire fare ginnastica vocale, incatenare un vocalizzo da infarto ad un altro e rompere tutta la cristalleria che si ha intorno per mostrare quanto si è brave. Quello è gridare, una cosa ben diversa, e chi lo fa spesso non è per nulla bravo (in altre parole, ha poco talento). Cantare vuol dire esprimere emozioni, provare qualcosa quando si cantano delle parole (innanzitutto, perchè se non si prova nulla, non si può trasmettere nulla) e poi far arrivare all’ascoltatore quello che si prova, in modo tale che chi ascolta possa, chiudendo gli occhi, provare quelle stesse emozioni. Questo sa fare Britney (a differenza di molti vocioni vuoti spesso lodati in modo esagerato e sopravvalutati). Per questo per me è una grandissima cantante.